Approfondimenti

FONTI NORMATIVE:

Il Distretto nasce da due fonti normative di riferimento specifiche,la prima la Legge Regionale N° 38 del 9 settembre 1996 recante norme in materia di “Riordino programmazione e gestione degli interventi e dei servizi socio assistenziali”, l’altra la Legge Quadro N° 328 dell’8 novembre 2000 “Legge Quadro per la realizzazione del Sistema Integrato di interventi e servizi sociali”. Con tale Legge si stabilisce che per la realizzazione degli interventi e dei servizi sociali in forma unitaria ed integrata è adottato il metodo della programmazione degli interventi e delle risorse, dell’operatività dei progetti, della verifica dei risultati al fine di assicurare la più adeguata risposta ai bisogni socio sanitari alle persone e alle famiglie, nel quadro di una programmazione territoriale integrata e coordinata con la ASL e la Provincia. Si individua così in raggruppamenti tra Enti il luogo privilegiato dove far afferire tutti i finanziamenti relativi agli interventi sociali e dove poter attivare in maniera significativa l’integrazione tra i servizi sociali e quelli sanitari privilegiando la territorialità, secondo principi di sussidiarietà, cooperazione, efficacia, efficienza ed economicità.

 

MODALITA’ ATTUATIVE

L’Accordo di programma definisce i criteri, le responsabilità e le procedure per la realizzazione del sistema integrato dei servizi sociali, fornisce indicazioni politico gestionali per la redazione del Piano di Zona nonché per le attività di programmazione, pianificazione e sperimentazione sul territorio Distrettuale; esso è un atto amministrativo condiviso e adottato da tutti gli Enti facenti parte del Distretto e firmatari dell’Accordo di Programma.

Comune capofila: il Comune di Alatri è stato individuato quale Comune Capofila del Distretto socio assistenziale “A” in forza dell’Accordo di programma debitamente sottoscritto da tutti gli Enti che ne fanno parte. E’ da precisare che l’Accordo di programma è una delle formule associative tra Enti previste dal T.U.E.L. D.Lgsvo 267/2000 ma non è un Ente giuridico e pertanto il Comune capofila viene necessariamente individuato quale Ente di riferimento del Distretto sia per l’assunzione degli atti amministrativi ma soprattutto per la gestione finanziaria e contabile del budget di Distretto.

Piano di Zona è lo strumento di programmazione che viene redatto annualmente.

Tende a favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni, a qualificare la spesa, a definire i criteri di ripartizione della spesa a carico dei Comuni e delle ASL, a prevedere iniziative di formazione di aggiornamento, individuando gli obiettivi strategici, le modalità organizzative dei servizi, le risorse finanziarie e professionali, le forme di rilevazioni dei dati, le diverse modalità di collaborazione con il terzo settore.



BUDGET DI DISTRETTO

Esso è l’insieme delle fonti di finanziamento che confluiscono al Distretto per la realizzazione del sistema integrato degli interventi e servizi sociali.

Comuni: sono a carico dei Comuni singoli o associati le spese di attivazione degli interventi e dei servizi sociali a favore della persona e della comunità (quote di cofinanziamento).

Fondo Nazionale: per la promozione e il raggiungimento degli obiettivi di politica sociale lo stato ripartisce le risorse del Fondo Nazionale per le politiche sociali.

Fondo Regionale: le Regioni provvedono alla ripartizione dei finanziamenti assegnati dalla Stato per obiettivi ed interventi di settore, nonché a cofinanziare interventi e servizi sociali derivanti dai provvedimenti regionali .

Fondi riferiti alla Legge 285/97- Disposizioni per la promozione di diritti ed opportunità per l’infanzia e l’adolescenza.

Fondi riferiti alla Legge 162/1998 recante “Modifica alla Legge 104/1992 concernente misure di sostegno a favore di persone con Handicap grave”.

FNLD Fondo Nazionale Lotta alla droga: Interventi di lotta alla droga relativamente alla prevenzione, al recupero ed al reinserimento sociale.

Budget di Distretto aggiuntivo:

D.Lgsvo N°. 286/1998:“Disciplina dell’immigrazione e condizione dello straniero e relativi finanziamenti”.

L.R. 32/2001 “interventi a sostegno della famiglia”.

L.R.18/02: “tutela del gioco infantile e disciplina delle ludoteche”.

L.R.6/2004: interventi in favore dei piccoli Comuni.

L.R. 26/07 art.56:fondo per soggiorni estivi in luoghi di villeggiatura per disabili in età evolutiva ed adulti.

Piano Distrettuale per la Non Autosufficienza;. Piano Distrettuale Affido;



 GLI ORGANI POLITICI

 Composizione del Distretto: Il Distretto si compone di organi politici e organi tecnici.

 Gli organi politici sono rappresentati da:

Assemblea dei Sindaci”  costituita dai Sindaci del Comune del Distretto o da loro delegati--dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale o suo delegato,- dal Direttore Generale della ASL o suo delegato.

L’Assemblea approva il Piano di Zona, elabora ed esprime i fondamentali indirizzi politico programmatici degli interventi del Distretto, detta le linee guida dello sviluppo delle politiche sociali a livello distrettuale, approva e/o ratifica gi Atti più importanti della vita del Distretto e formula ed esamina le proposte progettuali definite dai tecnici distrettuali e/o comunali.

L’Assemblea viene chiamata a decidere, inoltre, su questioni di particolare rilevanza, rispetto alla ricaduta sul territorio in ordine alla erogazione, distribuzione o cessazione di servizi fondamentali.

Comitato dei Sindaci è costituito:

 -  dal Sindaco del Comune capofila o suo delegato;

 -  dal Presidente dell’Amministrazione Provinciale o suo delegato;

 -  dal Direttore generale della ASL o un suo delegato;

 -  da N° 4 (quattro) Sindaci dei Comuni del Distretto eletti dall’Assemblea di cui:

  • due con popolazione superiore a 5.000 abitanti
  • uno con popolazione inferiore a 5.000
  • uno in rappresentanza dell’Unione dei Comuni degli Ernici.      

                           

GLI ORGANI TECNICI

L’Ufficio di Piano: è la struttura tecnica che provvede alla redazione dei piani di zona e di tutta l’attività di pianificazione, programmazione, organizzazione, gestione, valutazione e monitoraggio di tutti i servizi ed i progetti in ambito distrettuale, nonché tutta l’attività di coordinamento e messa in rete con le risorse e gli attori territoriali coinvolti nella gestione dei servizi sociali e composta da personale individuato dai Comuni, dalla ASL, e dalla Provincia.

Struttura di Piano:

Essa rappresenta l’evoluzione organizzativa e gestionale dell’Ufficio di Piano che ha portato il Distretto a meglio individuare e definire una struttura organizzativa tecnico professionale più adeguata e funzionale in termini di efficacia ed efficienza all’interno della quale confluiscono le differenti componenti tecniche, ognuna con le proprie specificità e peculiarità, in termini di ruoli, compiti e funzioni, e dove i rapporti e le modalità operative tra le diverse componenti tecniche vengono articolate necessariamente su livelli di comunicazione e di interazione trasversali, e dove ogni componente tecnica rafforza ed intensifica la propria attività progettuale attraverso quella degli altri. La struttura di piano è stata inserita nel Piano di zona già dal 2006/2007 ed è così composta : Servizio Sociale Professionale – Osservatorio dei Servizi Sociali – Ufficio di Piano – Settore Contabile. Tale nuovo assetto organizzativo è stato sottoposto ed approvato dalla Assemblea dei Sindaci  del 16/07/08  e debitamente comunicato alla Regione Lazio.                                            

 

GLI ORGANISMI INTEGRATIVI

Consulta Distrettuale:

E’un appuntamento stabile e regolare già dal 2008 e molto partecipato, viene convocata ogni sei mesi e chiama tutti gli operatori e Responsabili dei servizi sociali dei Comuni del Distretto ad una attività di verifica, di confronto e di riflessione fra tutti gli operatori del territorio per effettuare attività di valutazione e monitoraggio dei progetti attivati, valutazione della loro efficacia e rispondenza ai bisogni del territorio, analisi di eventuali criticità emerse, individuazione di nuovi bisogni e/o emergenze, ipotesi progettuali per nuovi interenti.     

Coordinamento del terzo settore:

Dall’anno 2004 presso il Distretto è istituito il coordinamento distrettuale del terzo settore, che viene coinvolto attraverso i propri rappresentanti nelle attività di consultazione e nei lavori di gruppo delle aree tematiche, provvedendo alla concreta e fattiva partecipazione delle realtà associative nelle attività di programmazione e di progettazione degli interventi in ambito distrettuale.                                                                                                                                                        

 

MODALITA’ ORGANIZZATIVE

Il Distretto ha da tempo condiviso ed adottato una specifica modalità organizzativa che si esplica attraverso le seguenti azioni:

a-  circolarità della comunicazione interna ed esterna del Distretto sia tra tutti i componenti tecnici attraverso riunioni di equipe, sia con tutto il territorio distrettuale mediante tavoli di consultazione, di confronto, di concertazione, gruppi di lavoro su aree tematiche specifiche, nonché diffusione ed aggiornamento di tutte le informazioni ;

b- condivisione nella programmazione, progettazione e realizzazione dei progetti e servizi, attraverso la predisposizione di piani di lavoro e relativa temporizzazione;

c- aggiornamento costante ed informazione fra tutte le componenti tecniche sullo stato di attuazione e realizzazione dei servizi, rispetto anche a  nuove proposte operative, nonché ad eventuali criticità;

d- articolazione delle attività per aree progettuali;

e- individuazione dei referenti tecnici per aree progettuali;

f- condivisione delle azioni progettuali, delle responsabilità gestionali e delle modalità di valutazione e monitoraggio.                                                                                      

 

MODALITA’ GESTIONALI

Gli organi tecnici distrettuali per la gestione di tutte le attività distrettuali attivano, realizzano e sviluppano le seguenti procedure:

aschede di rilevazione dei dati su: popolazione, servizi, strutture, utenza,criticità, bisogni espressi;

b- tavoli di lavoro su aree tematiche specifiche;

c- tavoli di consultazione e di confronto con tutti gli attori territoriali coinvolti nel sistema dei servizi sociali;

d- tavoli di concertazione con i Sindacati;

e- riunioni di equipe periodiche;

f- attività di verifica e monitoraggio sul territorio dei servizi attivati- mappatura e sopralluoghi di strutture e servizi esistenti sul territorio;

g- redazione di piani di lavoro e temporizzazioni;

h- redazione congiunta di verbali e documenti  condivisi;     

Punti di forza: tale organizzazione trova la sua piena applicazione in termini di efficacia ed efficienza in quanto risulta innovativa, è in linea con le indicazioni della Regione Lazio, incide in maniera significativa sulla qualità e sulla articolazione dei servizi già in essere o da attivare, non richiede risorse aggiuntive ai Comuni nelle loro quote di cofinanziamento, garantisce al Distretto un apparato tecnico operativo professionale orientato sempre di più alla logica distrettuale, garantisce la continuità dei servizi e dei percorsi assistenziali posti in essere.                                                                            


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